Marco Bucchieri è nato a Roma nel 1952. Ha vissuto a Londra e New York e in molte città italiane.

La ricerca degli anni ottanta - partita da una forma di espressionismo fotografico teso all'annullamento dell’immagine classica per ottenere pagine di diario consunte dal tempo e dagli elementi (bruciature, sovrascritture, strappi) -  si è successivamente orientata su progetti compositivi e concettuali e su immagini giocate sull’assemblaggio di elementi di puro segno, in emersione da scenari di contesto paesaggistici stranianti ed evocativi.

A partire dall’inizio degli anni ’90 il suo interesse si è rivolto alla poesia visiva, con composizioni - su carte di varie dimensioni - di elementi fotografici, di ritagli e scritture, spesso estremamente rarefatte, in un meccanismo costruttivo analogo ma differente a quello del collage, e a piccoli assemblaggi ( dello stesso tipo) all’interno di scatole di legno o di cartone, oltre che alla realizzazione di “libri d’artista”.
Dal 2008  è tornato a utilizzare il mezzo fotografico, con immagini digitali spesso di grande formato per la realizzazione di lavori ove l’elemento concettuale si articola nel contenuto e nella ripetitività dei temi di volta in volta esplorati.

Negli anni più recenti l’interesse per la psicologia Junghiana e per una forma di Storytelling che possa analizzare i disagi nella comunicazione, lo hanno condotto a studiare l’alienazione che proviene dal contesto urbano sia dal punto di vista architettonico che umano, attraverso immagini nelle quali le linee e i colori (filtrati da tende e finestre) drammatizzano la percezione della realtà esterna come riflesso di un progressivo isolamento esistenziale.

Nell’agosto del 2015, durante la Residenza d’Artista sull’Isola Comacina, ha iniziato il progetto “Ogni uomo è un’Isola”, nel quale le parole cercano un’espressione simbolica attraverso le scritture sui bordi delle foto – realizzate secondo un copione precedentemente preparato – oppure attraverso brevi storie che, seguendo il tema della comunicazione interrotta, conducono le foto ad esprimere nuovi elementi nella relazione tra storia ed immagine.

Attualmente sta proseguendo questo tipo di ricerca anche con l’uso di inchiostri e acquerelli direttamente applicati sulla superficie della foto, nel tentativo di ottenere un risultato “globalmente” letterario, e sviluppando una nuova serie dove il testo (apposto a mano sui margini dell'immagine) assume una decisa centralità anche grafica e compositiva.

I suoi lavori sono in molte collezioni private in Italia, Danimarca, UK, USA e Turchia, nella collezione dell’Accademia di Belle Arti di Milano, e nella collezione permanente della Galleria d'Arte Moderna di Cento (FE,Italy).

Su di lui hanno scritto : Dede Auregli, Carlo Branzaglia, Patti Campani, Claudio Marra, Paola Giovannini, Piero Orlandi,  Ida Panicelli, Valeria Tassinari, Johnatan Turner, Roberto Vitali, e molti altri (vedere elenco e riferimenti nella sezione " Bibliografia")

 

Born in Rome (Italy), 1952, Marco Bucchieri has lived in many italian towns and in London and New York.

The ‘80s work, started from a photographic expressionism often presented as a deconstruction of the traditional image in order to achieving a sort of collection of diary pages eroded by time and nature elements (burnings, overwritings, tears), turned afterwards into a more and more conceptual series of works where the assemblage of images and elements is reduced to the essential as they were emerging from estranged and evocative landscape context scenarios.

Since the early ‘90s he has been focusing on Visual Poetry realizing works on paper where the combination of photographic elements together with writings and mixed media was following a constructive way close to the collage technique, and same type assemblages inside wooden or carton boxes, and “Artist Books”.

Since 2008 he started over the photographic research realizing digital images (often large size) where the conceptual key is developed in the contents and through the seriality of the thematics time by time explored.

 Lately,  the interest in Jungian psychology, and in a kind of  storytelling that could analyze disruptions in communication, have then led him to study the urban environment alienation both from the architectural and humanistic point of view, through images where lines and colors filtered by curtains and windows, complicated the perception of external reality, as reflections of a progressive existential isolation.

In August 2015 during the Art Residency on the Comacina Island, he started the project "Every man is an Island," in which the words were looking for a symbolic expression through writings on the edge of the photographs, realized according to a "script" prepared beforehand, or through short talesthat, following the thread of interrupted communication, led the photos to express new elements in the relationship between history and image.

Currently he is continuing the research also using watercolors and inks on the photographic surface to obtain a global literary profile, and  developing a new series where the focus is mainly on the hand applied text.

His photographic works are in many private collections in Italy, Denmark, UK, USA and Turkey, in the collection of the Academy of Fine Arts of Milano, and in the Modern Art Gallery of Cento (Ferrara, Italy).